Logo Actiwave
Hero - Busto (corsetto) ortopedico per la scoliosi: non è un nemico, ecco come ti aiuterà

Busto (corsetto) ortopedico per la scoliosi: non è un nemico, ecco come ti aiuterà

Il busto ortopedico è un dispositivo applicato all’esterno del corpo che esercita spinte meccaniche tese ad agire meccanicamente sul tronco del paziente per sostenere, correggere e agevolare determinate funzioni della colonna in caso di scoliosi. In questo articolo ti voglio spiegare come potrà esserti di aiuto.

Per informazioni o per prenotare la tua visita di valutazione puoi chiamarci o scriverci!

Vai alla pagina contatti

Busto o corsetto ortopedico: come trovare il modello che fa per Te

La scoliosi idiopatica è una patologia che comporta una crescita anomala della colonna vertebrale sui tre piani dello spazio. 

Si tratta di una patologia evolutiva: una volta che la curva si presenta, per tutto il tempo dello sviluppo le vertebre andranno incontro a una deformazione. 

Lo scopo principale della terapia è quello di offrire alla schiena dei bambini e dei ragazzi una buona funzionalità in età adulta, arrivando a fine crescita con una colonna sana e funzionale e non necessariamente perfettamente diritta.

Il trattamento ha quindi l’obiettivo di limitare il naturale peggioramento delle curve e arrestare la progressione con terapie che siano proporzionate alla gravità della patologia.

In base all’entità della scoliosi, tre sono gli strumenti fondamentali a disposizione: 

  • gli esercizi fisioterapici specifici
  • il corsetto 
  • l’intervento chirurgico

Per valutare se sia necessario prescrivere un corsetto, il medico tiene conto di diversi fattori, come:

  • l’entità della curva (attraverso l’angolo di Cobb)
  • la maturità ossea 
  • le asimmetrie presenti.

Come valori di riferimento si può dire che il trattamento con busti e/o gessi si prescrive per scoliosi con Angolo di Cobb>25° fino ad arrivare a valori di 40°- 45°, oltre i quali si ritiene necessario l’intervento chirurgico.

Esistono moltissime tipologie di corsetto e in questo articolo andremo a descrivere le caratteristiche di ognuno e quali sono più indicati per determinati tipi di scoliosi rispetto ad altri.

Ciò che è fondamentale tenere in considerazione per la buona riuscita della terapia è che non è solo il tipo di busto a fare la differenza, ma anche il numero di ore di utilizzo e la compliance del paziente, ovvero quanto il ragazzo accetta e è in grado di indossare il corsetto durante il giorno

In questo articolo approfondiremo questi aspetti e vedremo alcuni consigli utili e concreti da applicare nella quotidianità per rendere più tollerabile e efficace l’utilizzo del corsetto.

Come funziona e cosa fa di preciso il busto? 

Il busto ortopedico è un dispositivo applicato all’esterno del corpo che esercita spinte meccaniche tese ad agire meccanicamente sul tronco del paziente per sostenere, correggere e agevolare determinate funzioni della colonna in caso di scoliosi. 

Il busto viene indicato per il trattamento di scoliosi idiopatica lombare, dorsale o dorso lombare. Si tratta di un supporto di tipo rigido o semirigido, che deve essere necessariamente progettato e costruito su misura per il paziente. 

Il funzionamento è piuttosto semplice: il corsetto esercita una data pressione sulle zone incurvate della colonna vertebrale per spingerle a ripristinare la sua forma naturale. Allo stesso tempo sostiene e toglie peso dalle zone che invece non dovrebbero essere sovraccaricate.

Una volta che l’ortopedico o il fisiatra di riferimento stabiliscono che è necessario intervenire con un corsetto, il passaggio successivo che andranno a fare è quello di osservare attentamente le radiografie e prescrivere la tipologia di corsetto più adatta alla schiena del ragazzo, specificando con molta precisione in che punti applicare le spinte affinché la scoliosi venga corretta.

In base al numero di curve presenti, all’entità dell’angolo di Cobb e alla posizione della vertebra apice della curva, le spinte saranno posizionate in un punto piuttosto che in un altro.

A quel punto, grazie alle indicazioni del medico ortopedico, il tecnico ortopedico avrà il compito di prendere le misure del ragazzo e procurare un busto che sia personalizzato e fatto su misura per lui.

Di solito viene data indicazione di indossarlo diverse ore al giorno fino alla maturità ossea, ma sarà compito dell’ortopedico e del tecnico ortopedico rivalutare frequentemente (ogni 6 mesi circa) il corsetto, e controllare che la misura sia sempre quella adatta alla correzione della curva. 

Il busto cura oppure risolve la scoliosi?

Il busto risolverà la scoliosi di mio figlio? Quando avrà smesso di portarlo sarà risolta?

Queste sono le domande che spesso i genitori dei nostri ragazzi ci pongono nel momento in cui scoprono che i loro figli dovranno indossare il corsetto, e il più delle volte il nostro compito è quello di ricordare loro quale è l’obiettivo della terapia.

Quando si intraprende un percorso terapeutico di questo tipo è fondamentale infatti ricordarsi che l’obiettivo ultimo del trattamento della scoliosi è quello di arrestare la progressione della curva e evitarne il peggioramento

Si può parlare di successo terapeutico infatti, se in seguito alla crescita del ragazzo si ottiene una stabilizzazione della scoliosi e si riesce a bloccarne l’evoluzione. Solo in rari casi si può arrivare persino a un miglioramento a livello radiografico, ma è importante che le aspettative del genitore e del ragazzo siano realistiche.

Quello che si può ottenere però è senza dubbio un miglioramento in termini di estetica e di funzionalità, ma soprattutto una prevenzione rispetto a dolori in età adulta e al peggioramento della scoliosi, che sicuramente se non si agisce con la terapia ci sarà.

Per ottenere il miglior risultato possibile però si può fare molto e l’entità dell’esito della terapia non è dettata dal caso, ma spesso il ragazzo ne è il protagonista e può aumentare l’azione del busto con le giuste attenzioni.

La prescrizione del corsetto infatti è sempre affiancata a quella di esercizi fisioterapici specifici: esercizi di autocorrezione e stabilizzazione della colonna vertebrale che, con un allenamento quotidiano di 15-20 minuti, insegnano ai pazienti a ricercare di frequente l’autocorrezione nelle ore di libertà dal corsetto.

Nel momento in cui il corsetto viene tolto, la loro personale autocorrezione fatta in maniera ‘volontaria ed attiva’ deve agire come il corsetto stesso, permettendo proprio durante questa delicata fase di evitare che la schiena crolli di nuovo in direzione delle curve.

Questo può essere di grande aiuto per l’azione del busto e permettere un recupero più veloce.

L’unione fa la forza: costanza e precisione nell’ indossamento del corsetto e nell’esecuzione degli esercizi specifici favoriscono il successo della terapia; successo che non coincide esclusivamente con la correzione in gradi della curva stessa, ma anche semplicemente con la stabilizzazione dei gradi e la ‘frenata’ della sua tendenza a peggiorare durante la crescita.

É possibile curare la scoliosi senza busto?

Quando deve venire portato un corsetto? Ci sono casi in cui se ne può fare a meno? Quale curva deve presentare la schiena?

Queste sono alcune delle tante domande che spesso si fanno i ragazzi e i loro genitori una volta ricevuta la diagnosi di scoliosi, e a volte purtroppo non trovano una risposta chiara. 

Partiamo dal presupposto che ogni valutazione è molto soggettiva, in quanto dipende:

  • dall’entità della curva (Angolo di Cobb), 
  • dall’aggressività della scoliosi, 
  • dalla fase di maturità ossea in cui si è, 
  • dai fattori di rischio di peggioramento (come la familiarità) e 
  • dalla compliance dei pazienti/genitori.

Sappiamo dalla letteratura che le scoliosi sopra i 30° Cobb in età adulta possono continuare ad evolvere e creare problemi quali ad esempio il mal di schiena. 

Questa probabilità aumenta progressivamente quando ci allontaniamo in crescendo dalla soglia dei 30° fino a diventare quasi una certezza in scoliosi di 45°-50° per cui è stata fissata la soglia della chirurgia.

Pertanto l’obiettivo del trattamento è quello, per quanto possibile, di arrivare a fine crescita (Risser 5) con una scoliosi sotto i 30° o il più possibile non oltre a tale gradazione.

Ecco allora che la terapia segue degli step precisi in base alla gravità della scoliosi che ovviamente vengono gestiti dal medico anche sulla base di diversi altri fattori:

  • Scoliosi 13-15° osservazione o fisioterapia se ci sono fattori di rischio di peggioramento significativo;
  • Scoliosi 20° esercizi con controlli a 6 mesi o in base alla spinta puberale
  • Scoliosi tra 20°e 25° si può scegliere tra fisioterapia e corsetto elastico (raramente rigido) in base alla spinta puberale e all’entità delle asimmetrie presenti a livello estetico. Il dosaggio (numero di ore in cui andrà indossato) sarà valutato dall’ortopedico o dallo specialista di riferimento.
  • Scoliosi tra 25°e 30° corsetto elastico o rigido con dosaggio in base alla spinta puberale e alla rigidità della curva, può essere a tempo pieno 23/24 ore o parziale 18/24 ore;
  • Scoliosi >30° corsetto rigido in base alla spinta puberale e la rigidità della curva, a volte a tempo pieno (diventa certamente a tempo pieno oltre i 35°-40°)
  • Scoliosi sopra i 45/50°: intervento chirurgico

Per tutti questi motivi possiamo dire che esistono casi in cui è chiaro che il corsetto è la terapia migliore che si possa consigliare al ragazzo e quella più indicata per arrestare la progressione della sua curva (solitamente quando ci si trova tra i 25 e i 45° Cobb).

Ma al tempo stesso è importante anche tenere presente che, soprattutto per chi si trova in situazioni intermedie tra una soglia e l’altra, la soluzione non viene stabilita in modo così matematico, ma tenendo in considerazione tanti altri fattori.

Primo tra tutti ad esempio è la compliance del paziente: per pazienti con curve tra i 25-30° infatti, spesso può essere molto più efficace una fisioterapia vissuta con più frequenza e responsabilità da parte del ragazzo, piuttosto che un corsetto non accettato e che poi viene indossato solo qualche ora al giorno.

Tipologie di corsetto

Il corsetto è uno strumento utilizzato da anni per contrastare l’evoluzione della scoliosi.

Spesso viene nominato in vari modi: chi lo chiama busto, chi corsetto… e può essere costruito in materiali diversi: in plastica, con parti metalliche, in parte in cuoio oppure totalmente con elastici e stoffa. Ne esistono tanti modelli: Cheneau, Sforzesco, PASB , Lapadula, Maguelone... per non parlare delle varie tipologie che esistono dello stesso modello.  

Insomma una vera e propria “giungla” di termini in cui un genitore si ritrova improvvisamente a vagare, dopo aver ricevuto una  diagnosi di scoliosi e un’indicazione di trattamento con corsetto.

Perché sembra esserci tanta confusione?

In realtà non c’è confusione, esistono solo diversi modelli creati tutti con lo stesso scopo: quello di imporre il miglior allineamento possibile alla colonna vertebrale, in modo da contrastare l’evoluzione della patologia che si manifesta  con un progressivo  disallineamento delle vertebre.

Ci sono molteplici situazioni e casi diversi da paziente a paziente, che richiedono una scelta specifica di corsetto e sarà il medico specialista a scegliere la tipologia di busto e le caratteristiche costruttive più indicate per il ragazzo, in base a un’analisi accurata della tipologia del problema, della gravità della patologia, del rischio evolutivo e della dimestichezza nell’utilizzo di uno strumento rispetto ad un altro.

Una cosa che è emersa dagli studi più recenti infatti, è che non sembrano esserci differenze significative in termini di efficacia tra l’utilizzo di uno specifico tipo di corsetto o un altro, ma quello che viene raccomandato è che l’ortopedico e il tecnico ortopedico di riferimento prescrivano busti con cui hanno una certa dimestichezza e che sono più abituati a valutare e modificare.

In ogni caso proveremo a fare un breve elenco dei principali corsetti esistenti oggi e una sintesi delle differenze presenti tra uno e l’altro.

Innanzitutto occorre classificare i corsetti in tre grandi tipologie:

  • Elastici: è indicato soprattutto nei bambini con gradi non troppo elevati di scoliosi (25-30°), per favorire la possibilità di movimento e la crescita in attesa di posizionare in futuro un corsetto più rigido. In alternativa viene consigliato a adolescenti con scoliosi tra i 20-25° dove si ritiene di poter evitare l’utilizzo di un busto per la schiena più rigido.

  • Semirigidi/rigidi: sono corsetti che sostengono la schiena e ne correggono le deformità in modo più intenso rispetto a quelli elastici e per questo vengono indicati soprattutto in scoliosi giovanili e adolescenziali dai 25° in su.

  • Gessati: utilizzati solo nei casi di scoliosi infantili in cui le curve risultano di grado elevato fin da subito. Sono ortesi molto invasive, che comportano una completa immobilizzazione della colonna e richiedono ricovero e sedazione, e la gestione giornaliera decisamente meno comoda soprattutto per quel che riguarda l’igiene. Lo scopo è quello di ottenere subito un grosso miglioramento e poi controllarlo con i corsetti rigidi, ma con il passare degli anni è una soluzione che sta venendo proposta sempre più raramente e sostituita da un buon corsetto rigido (soprattutto a causa dei numerosi problemi cutanei che comporta, il notevole impatto psicologico, l’impossibilità di fare la doccia per mesi e i ripetuti ricoveri ospedalieri).

Ma ora vediamo un rapido elenco dei principali corsetti in commercio oggi, partendo dai più rigidi per arrivare a quelli più elastici:

Sforzesco

Busto ultra rigido, generalmente riservato a scoliosi più gravi o che presentano maggiore rigidità (ad esempio in ragazzi con una maturazione ossea più avanzata).

Essendo più rigido, lo Sforzesco ha dimostrato efficacia paragonabile ai vecchi gessi, con il grosso vantaggio di poterlo rimuovere per la doccia. Si tratta di un bivalva in materiale molto rigido collegato da cerniere posteriori per poterlo aprire, a volte con una barra in alluminio.

La rigidità viene realizzata con un esoscheletro totalmente aderente e simmetrico, in accordo alla teorica silhouette che dovrebbe avere il paziente senza scoliosi.

Le sue caratteristiche principali sono le seguenti:

  • Simmetrico: la costruzione esterna non è del tutto simmetrica, ma è in larga parte mantenuta la bassa visibilità e il teorico buon aspetto corporeo.
  • Tollerabile: Ciò che interessa maggiormente ai pazienti è di avere un corsetto che sia il meno visibile possibile, non di avere meno materiale addosso. Il corsetto Sforzesco ha un suo proprio design che lo rende esteticamente apprezzabile ed è per questo che i pazienti lo sentono come qualcosa che appartiene a loro. Questo è il principale risultato che permette di aumentare l’accettabilità, perseguendo la compliance e l’efficacia.
  • Rigido: Il materiale scelto e il tipo di costruzione permettono un'elevata rigidità che fornisce una maggiore efficacia di spinta rispetto agli altri corsetti.
  • Tridimensionalità: Il corsetto ha un’azione tridimensionale sulla colonna, tutte le sue caratteristiche sono state sviluppate con questo presupposto.
  • Attivo: Lo Sforzesco permette una totale libertà nei movimenti per tutti e quattro gli arti, così come la possibilità di un normale comportamento nell’esecuzione delle attività della vita quotidiana, ovviamente con l’esclusione della flessione, dei piegamenti laterali e delle rotazioni del tronco.

Lionese

Il corsetto tipo lionese è rigido e ha come scopo quello di mantenere la correzione ottenuta con corsetti gessati ed è stato costruito per riprodurre le forze di correzione. Ai lati di due aste posteriore ed anteriore, mediane rispetto al tronco, sono incernierati tutti i componenti del corsetto, sia quelli statici (presa a livello del bacino e stabilizzatori di spalla) che quelli dinamici (correzione dorsale e lombare, regolabili). 

Questo corsetto è indicato per scoliosi fino ai 40° e deve essere indossato subito dopo la rimozione del corsetto gessato e mantenuto sino a 12-18 mesi dopo il termine della maturazione ossea (Risser 5+): solo così potremo avere la sicurezza che le curve siano stabilizzate. Il corsetto deve essere portato 24 ore su 24 inizialmente e si procederà allo svezzamento con rimozione parziale progressiva sino al limite indicato.

Immagine - Corsetto Lionese

Didascalia: Corsetto Lionese, efficace su curve basse, attivo con specifici esercizi, ben tollerato dai pazienti ma più stretto sulla gabbia toracica rispetto ad altri corsetti.

Milwaukee

Corsetto rigido molto utilizzato in passato (oggi meno frequentemente) per scoliosi lombari, dorsali alte o toraco-lombari caratterizzate da un elevato grado di plasticità, indicato soprattutto per scoliosi con dorso piatto o curvo o in pazienti con deficit respiratori o cardiaci.

Questo perché, essendo poco stretto sulla gabbia toracica, ha minore influenza sulla naturale espansione polmonare nei giovani in accrescimento e stimola il naturale allungamento del tronco.

Il corsetto Milwaukee è ideato per curve comprese tra i 20 ed i 40° e il suo meccanismo da busto correttivo per scoliosi (anche lombare) è basato sull’elongazione del tronco e sulla correzione delle curve attraverso delle spinte situate sulle coste. 

Sfrutta, nella correzione delle curve scoliotiche, sia la trazione lungo l’asse del rachide, tramite appoggi sul bacino sulla testa e sul mento, che forze di spinta laterale, con appoggi sulle coste.

Tuttavia, se troppo alto e stretto, può p

Foto autore

Irene Saccani

Fisioterapista Pediatrica

 

Per informazioni o per prenotare la tua visita di valutazione puoi chiamarci o scriverci!

Vai alla pagina contatti
Logo Whatsapp