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Movimentazione dei carichi sul lavoro: gli errori che aumentano il rischio di mal di schiena

Scopri gli errori più comuni nella movimentazione manuale dei carichi e come ridurre il rischio di mal di schiena sul lavoro in Ticino con un percorso di fisioterapia. 


 

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Sono le 14 di un martedì qualunque. In un cantiere di Chiasso, un operaio solleva una lastra pesante. Lo fa velocemente, come tante altre volte: piega il tronco in avanti, tiene le ginocchia quasi dritte e afferra il carico lontano dal corpo. Poco dopo avverte un dolore sordo nella zona lombare. È un fastidio che conosce già, ma questa volta non sembra voler passare.

 

Se lavori ogni giorno con pesi, materiali o persone da assistere, probabilmente riconosci questa situazione. Il mal di schiena non compare sempre in seguito a un singolo episodio, ma può svilupparsi gradualmente, attraverso gesti ripetuti, turni faticosi, recupero insufficiente e carichi che cambiano nel corso della giornata.

 

La movimentazione manuale dei carichi è uno dei fattori che possono contribuire alla comparsa della lombalgia professionale. Nel Canton Ticino riguarda numerosi settori: edilizia, logistica, industria manifatturiera, commercio, assistenza sanitaria e sociosanitaria. Coinvolge anche molti frontalieri che ogni giorno raggiungono Chiasso, Mendrisio o Lugano dalle province di Como e di Varese.

Conoscere gli errori più frequenti può aiutarti a distribuire meglio lo sforzo e rendere il lavoro più sostenibile nel tempo.

H2: Che cos’è la movimentazione manuale dei carichi

Per movimentazione manuale dei carichi si intendono tutte le attività in cui devi sollevare, abbassare, trasportare, spingere, tirare o spostare un peso attraverso la forza fisica.

 

La definizione comprende situazioni molto diverse. Può riguardare il magazziniere che movimenta colli per gran parte del turno, l’operaio che trasporta materiali tra piani differenti, l’addetto alle consegne che carica e scarica il furgone o l’operatore sanitario che aiuta un paziente a spostarsi.

Non conta soltanto il peso dell’oggetto. Il rischio dipende anche da:

  • Quanto spesso ripeti il gesto;
  • Per quanto tempo mantieni il carico;
  • La distanza del peso dal corpo;
  • Lo spazio disponibile;
  • L’altezza da cui parti e a cui devi arrivare;
  • La presenza di rotazioni o movimenti improvvisi;
  • La fatica accumulata durante il turno.

Anche un oggetto relativamente leggero può diventare impegnativo se devi sollevarlo decine di volte, se lo afferri da terra o se sei costretto a lavorare in uno spazio ristretto.

Chi è più esposto al mal di schiena da movimentazione dei carichi

Alcune professioni sono più esposte alla movimentazione manuale. Tra queste rientrano gli addetti alla logistica e ai magazzini, gli operai edili, gli autisti professionali, gli addetti alla produzione, gli infermieri e gli operatori sociosanitari.

 

Nel Mendrisiotto, dove sono presenti numerose attività industriali, logistiche e di costruzione, molti lavoratori affrontano anche un lungo spostamento prima di iniziare il turno. Se arrivi ogni mattina da Como, Cantù, Olgiate Comasco o Varese, potresti trascorrere parecchio tempo in auto o sul TILO prima ancora di cominciare a lavorare.

 

Il tragitto non rappresenta automaticamente un problema, ma può sommarsi agli altri carichi della giornata. Dopo una notte poco riposante, una lunga coda al valico o molti minuti trascorsi nella stessa posizione, potresti iniziare il turno già rigido o affaticato. In queste condizioni diventa più facile muoversi con fretta, prestare meno attenzione o scegliere la strategia più rapida anziché quella meglio tollerata dal corpo.

I 5 errori più comuni nella movimentazione dei carichi

1. Piegare soltanto la schiena

Uno degli errori più frequenti consiste nell’afferrare un peso da terra piegando il tronco, mentre anche e ginocchia partecipano poco al movimento. Flettere la schiena non è di per sé pericoloso: la colonna è fatta anche per piegarsi. Il problema può emergere quando ripeti molte volte lo stesso gesto, soprattutto con un carico pesante, lontano dal corpo o quando sei già affaticato.

 

Quando lo spazio lo permette, prova ad avvicinarti all’oggetto e a distribuire il movimento tra anche, ginocchia e tronco. Non serve mantenere la schiena completamente rigida: l’obiettivo è evitare che tutto lo sforzo si concentri nello stesso punto e nello stesso modo.

 

Anche la posizione di partenza conta. Se devi sollevare frequentemente oggetti appoggiati a terra, può essere utile portarli a un’altezza più accessibile.

2. Tenere il carico lontano dal corpo

Più il carico si allontana dal busto, maggiore diventa lo sforzo necessario per sostenerlo. Accade spesso quando un bancale è difficile da raggiungere, quando un tavolo è troppo profondo o quando afferri un oggetto a braccia quasi tese.

 

Prima di sollevare, avvicinati quanto possibile al peso. Se l’ingombro non ti consente di tenerlo vicino, valuta se puoi cambiare presa, dividere il contenuto in più parti o utilizzare un ausilio.

Questo accorgimento è particolarmente utile nei magazzini e nei reparti produttivi, dove la fretta può portarti ad allungarti oltre il necessario invece di fare un passo in più o riposizionare il materiale. 

3. Ruotare il busto mentre sollevi

Un altro errore comune consiste nel sollevare un peso e ruotare subito il tronco per appoggiarlo di lato. Succede, per esempio, quando sposti scatole da un nastro a un bancale o materiali dal pavimento a un piano di lavoro.

 

Quando puoi, prova a ruotare attraverso piccoli passi, orientando piedi e bacino nella direzione in cui devi posare il carico. In questo modo eviti di concentrare contemporaneamente flessione, rotazione e peso sulla zona lombare. Non sempre l’ambiente di lavoro permette movimenti ampi. Proprio per questo la disposizione degli spazi, la distanza tra le superfici e l’altezza dei piani di appoggio fanno parte della prevenzione tanto quanto la tecnica individuale.

4. Sollevare di scatto

Quando hai fretta o conosci bene un’attività, potresti afferrare il carico ed eseguire il gesto rapidamente, quasi senza prepararti.

 

Un movimento più controllato ti permette di trovare una presa stabile, organizzare meglio l’appoggio dei piedi e distribuire lo sforzo. Prima di iniziare, verifica che l’oggetto non scivoli, che il percorso sia libero e che tu sappia già dove appoggiarlo. Anche la presa può cambiare molto la qualità del gesto. Un contenitore senza maniglie, un sacco deformabile o un materiale ingombrante possono risultare più difficili da gestire rispetto a un carico dello stesso peso ma facile da afferrare.

5. Ignorare la fatica accumulata

Un gesto che esegui senza difficoltà al mattino può diventare più impegnativo verso la fine del turno. Con il passare delle ore possono diminuire attenzione, coordinazione e disponibilità a cambiare strategia.

 

La fatica non riguarda solo i muscoli. Può essere influenzata anche dalla qualità del sonno, dal caldo, dai ritmi di produzione, dalle pause insufficienti e dal tragitto affrontato prima del lavoro.

 

Se senti che il movimento diventa meno controllato, inizi a trattenere il respiro o devi compensare con slanci e torsioni, fermati quando possibile. Una breve pausa, un cambio di attività o l’aiuto di un collega possono essere più utili che insistere con la stessa modalità.

Perché il mal di schiena non dipende da un solo gesto

La lombalgia legata al lavoro raramente ha una causa unica. Può dipendere dall’interazione tra richieste fisiche, recupero, attività svolte fuori dal lavoro, precedenti episodi di dolore e condizioni della postazione. Se movimentare carichi ti provoca fastidio, non significa necessariamente che la tua schiena sia danneggiata o fragile. Il dolore può indicare che, in quel momento, la richiesta supera ciò che il corpo riesce a tollerare e recuperare con facilità.

 

Anche il modo in cui trascorri il resto della giornata può incidere. Per esempio, dopo un turno fisicamente impegnativo potresti passare un’ora seduto in auto nel traffico verso Como o Varese. Al contrario, potresti arrivare al lavoro dopo un lungo viaggio e iniziare subito a sollevare materiali senza avere avuto occasione di muoverti. Il punto non è individuare una sola postura sbagliata, ma osservare l’intera giornata: quanto tempo trascorri nella stessa posizione, quante volte ripeti il gesto, quanta fretta hai e quanto riesci a recuperare tra un turno e l’altro.

Come ridurre il rischio di mal di schiena al lavoro

1. Migliora la qualità del movimento

Prima di sollevare un carico, dedica qualche secondo a capire come affrontarlo. Controlla il peso, la stabilità, la qualità della presa e il punto in cui dovrai appoggiarlo.

Avvicinati all’oggetto, crea una base stabile con i piedi e scegli una strategia che ti permetta di muoverti senza strappi. Se il carico è ingombrante o ti impedisce di vedere il percorso, chiedi aiuto o utilizza un ausilio. Non esiste una tecnica identica per tutte le persone e per tutti gli oggetti. Sollevare una scatola compatta non è come spostare un sacco, assistere un paziente o trasportare una lastra. La strategia deve adattarsi a te, al compito e allo spazio in cui lavori.

2. Usa gli ausili disponibili

Carrelli, transpallet, sollevatori e superfici regolabili possono ridurre la parte più impegnativa del lavoro. Per essere davvero utili, però, devono essere accessibili, adatti al compito e utilizzabili senza rallentare eccessivamente le operazioni.

 

Se un ausilio rimane lontano dalla postazione o richiede procedure troppo complesse, è più probabile che venga ignorato. Anche l’organizzazione aziendale ha quindi un ruolo concreto nella prevenzione. L’assicurazione infortuni SUVA sottolinea l’importanza di valutare il compito, ridurre per quanto possibile la movimentazione manuale e formare i lavoratori sulle procedure più adatte.

Se lavori come frontaliere in Ticino può esserti utile sapere come comportarti e a chi rivolgerti in caso di infortunio sul lavoro. 

3. Varia le attività e le posizioni

Non devi necessariamente aspettare una pausa lunga per cambiare posizione. Quando il lavoro lo permette, alterna compiti differenti, fai qualche passo, modifica il lato da cui ti avvicini al materiale e interrompi le posizioni mantenute troppo a lungo.

 

Piccole variazioni distribuite nel turno possono essere più realistiche di una lunga sequenza di esercizi eseguita una sola volta. Anche una breve camminata prima di iniziare il turno o dopo essere sceso dal TILO può aiutarti a passare gradualmente dalla seduta all’attività fisica. 

4. Mantieni una buona capacità fisica generale

Forza, resistenza e coordinazione possono aiutarti a tollerare meglio le richieste del lavoro.  

Un programma equilibrato può comprendere esercizi per gambe, core, anche, tronco, spalle e capacità cardiovascolare, adattati alle tue condizioni e alle attività che svolgi. L’obiettivo non è creare una protezione rigida intorno alla colonna, ma rendere il corpo più preparato a gestire carichi diversi e a recuperare dopo lo sforzo.

Quando il mal di schiena è già presente

Se compare un fastidio durante il turno non devi per forza interrompere ogni attività. Puoi iniziare a osservare quali gesti lo provocano, quanto dura e se cambia modificando il carico, la posizione o il ritmo di lavoro. Per qualche giorno può essere utile ridurre le attività più irritanti senza restare completamente fermo. Continuare a muoverti entro limiti tollerabili, alternare le posizioni e riprendere gradualmente le attività può aiutarti a evitare che il dolore condizioni l’intera giornata. 

 

Inoltre, se rientri al lavoro dopo un infortunio, procedi con gradualità e concedi al corpo il tempo necessario per recuperare sicurezza e tolleranza nei movimenti. Quando possibile, concorda con il medico, il fisioterapista o il datore di lavoro una ripresa progressiva delle mansioni più impegnative. 

Se il disturbo persiste, si ripresenta frequentemente o interferisce con il sonno e il lavoro, una valutazione fisioterapica può aiutarti a comprendere meglio la situazione.

Quando rivolgersi a un fisioterapista o a un medico 

Può essere utile chiedere una valutazione fisioterapica quando il dolore persiste, torna frequentemente o limita i movimenti e le attività lavorative. Il fisioterapista può approfondire il rapporto tra sintomi, gesto professionale, mobilità, capacità fisica e recupero. Presta maggiore attenzione se il dolore si estende verso una gamba ed è accompagnato da formicolio persistente, perdita di sensibilità o riduzione della forza.

 

È invece indicata una valutazione medica tempestiva in presenza di difficoltà nuove nel controllo della vescica o dell’intestino, perdita di sensibilità nella zona genitale o perineale, debolezza che peggiora rapidamente, febbre, trauma importante, malessere generale o dolore intenso e insolito.

Questi segnali non permettono da soli di stabilire una diagnosi, ma non devono essere ignorati.

Movimentazione dei carichi: intervenire prima che il dolore limiti il lavoro

Il mal di schiena non compare necessariamente “alla millesima volta” e un singolo gesto eseguito male non provoca sempre un infortunio. Più spesso, il disturbo nasce dall’incontro tra ripetizione, carichi elevati, recupero insufficiente e condizioni di lavoro poco favorevoli. Per questo la prevenzione non può dipendere soltanto dalla tua attenzione. Servono anche postazioni organizzate bene, ausili accessibili, formazione pratica e carichi distribuiti in modo sostenibile.

 

Se i sintomi persistono, una valutazione nei centri di fisioterapia Actiwave di Chiasso o Morbio Inferiore può aiutarti a comprendere meglio il rapporto tra posizione di lavoro, mobilità, capacità di tollerare i carichi e attività svolte durante il resto della giornata.

 

Puoi contattarci per ricevere informazioni o fissare una prima valutazione. Ti aiuteremo a individuare il percorso di fisioterapia più adatto in base ai sintomi, all’eventuale prescrizione medica e alla copertura assicurativa.


 

Foto autore

Matteo Pini

CEO e Fisioterapista

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